di Pamela Tedesco – Chartae Historiae 1 (ottobre 2016)
Si ritiene che la colonia di Tergeste fu fondata nel 52 a.C. per volontà di Giulio Cesare, in seguito alla scorreria dei Giapidi in questo territorio. Non si hanno testimonianze archeologiche relative ai primi due decenni di vita della città romana. Le tracce più antiche dell’impianto urbano, infatti, risalgono al periodo successivo, sotto Ottaviano, durante il quale si edificò il versante del colle di San Giusto rivolto al mare, utilizzando un sistema di terrazzamenti, e si cinse la città di mura.
I siti archeologici che ci mostrano i resti più antichi di Tergeste, ovverosia quelli risalenti alla tarda Repubblica (fine del I secolo a.C.) sono l’Antiquarium di via del Seminario, l’Antiquarium di via Donota e il teatro romano.

Nell’Antiquarium di via del Seminario è conservato un tratto delle mura più antiche, costeggiato allora da una delle vie di ingresso alla città, oggi ricalcata perfettamente da via Donota e da via del Seminario. Si suppone che la funzione di tale tratto murario fosse duplice, inizialmente costruito per la difesa, poi sfruttato anche come terrazzamento.

Alla base si nota la presenza di un canale, utilizzato per lo scolo dell’acqua. Nella parte sovrastante è stato riportato alla luce un vano con pavimentazione in opus spicatum (cioè in mattoni rettangolari disposti a spina di pesce), presso il quale sono stati rinvenuti anche alcuni cocci di anfore: è stato interpretato quindi come una vasca per la lavorazione dell’olio, perfettamente inserita in quella che è stata individuata come una delle zone produttive della città.

Nell’Antiquarium di via Donota è possibile visitare ciò che resta di una domus e di un sepolcreto.
La domus fu costruita alla fine del I secolo a.C. su due livelli: in quegli anni, infatti, tutto il pendio del colle di San Giusto fu soggetto a una sistemazione che comportò la costruzione di terrazzamenti; brevemente, prima venivano eretti muri con la funzione di sostenimento, poi si procedeva al riempimento con la terra degli spazi rimasti vuoti fra di essi.
All’interno della domus sono stati riconosciuti diversi ambienti, tra i quali un pozzo e una latrina, ritenuti particolarmente interessanti dagli archeologi per ricostruire le abitudini degli antichi triestini, grazie al ritrovamento al loro interno di scarti quotidiani.
Dopo che, alla fine del I secolo d.C., la domus era stata abbandonata, il livello più basso fu utilizzato come sepolcreto. Sono state riconosciute diverse fasi di utilizzo di questo luogo come necropoli pagana: nel II secolo fu una famiglia ricca a usufruirne; nel IV secolo invece fu impiegato per sepolture di vario tipo, tra le quali impressionano maggiormente le deposizioni in anfora di bambini. Per quanto riguarda queste ultime, si suppone che in quel periodo vi fu un’alta mortalità infantile provocata dalla denutrizione.

Il teatro romano, come lo vediamo oggi, è il risultato di una serie di rifacimenti e di opere di consolidamento, realizzati successivamente agli scavi degli anni 1937-38, che rendono talvolta difficile individuare gli elementi dell’edificio originale. In ogni caso, è stato possibile ricostruire il suo aspetto in età romana e attribuirgli una cronologia.

Nell’antica Tergeste, lo spettatore poteva entrare nel teatro attraversando uno dei due vani laterali del portico retrostante la scena (porticus post scaenam). Non proseguiva dritto verso il palcoscenico (proscaenium), luogo riservato esclusivamente agli attori e al coro; si infilava piuttosto in una porta laterale che, tramite la versura, lo conduceva alla cavea, destinata al pubblico, la quale era costituita dalle gradinate disposte a semicerchio attorno all’orchestra. Prendeva infine le scale di accesso (scalaria) per raggiungere il posto a sedere desiderato, prestando attenzione a inserirsi nella sezione giusta, quella prevista per la sua classe. Poteva entrare altrimenti tramite un accesso dall’alto e seguire un corridoio sotto le gradinate.

La cavea, che era stata realizzata quasi interamente sulla roccia viva tagliata artificialmente del colle di San Giusto, aveva gradini in laterizi rivestiti di lastre di pietra. La cavea e il muro perimetrale, oggi, sono quasi completamente di restauro: sono pochi infatti i mattoni antichi.
Dalla cavea lo spettatore osservava gli attori e il coro esibirsi sul palcoscenico e, alle loro spalle, la fronte scenica (scaena frons o anche solo scaena), cioè una struttura architettonica ornata da cornici, colonne, capitelli e sculture, che esprimevano riferimenti legati alla propaganda della politica augustea.
Tali elementi decorativi, caratterizzati da semplicità e sobrietà nell’esecuzione, hanno permesso di datare la prima fase del teatro alla fine del I secolo a.C.; alcuni di essi sono visibili presso il teatro tra il marciapiede e la cavea, ossia nello spazio che corrisponde all’antico palcoscenico, mentre altri si possono osservare presso il Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste (via della Cattedrale).
Tra i frammenti di sculture rinvenuti hanno particolare rilevanza due pezzi (un piede e una testa) pertinenti a una statua di imperatore, probabilmente Tito (39-81 d.C.), e un busto di un personaggio militare, che si ritiene rappresenti Quinto Petronio Modesto. Questi, come ricordano tre epigrafi trovate presso il teatro, aveva combattuto con Tito nella guerra giudaica e aveva contribuito all’abbellimento dell’edificio fra il 97 e il 102 d.C.
Stando allo stile degli elementi architettonici, dunque, si è concluso che il teatro fu costruito nell’età giulio-claudia, probabilmente in epoca augustea (fine del I a.C. – inizi del I secolo d.C.); in seguito, tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., il teatro fu oggetto di un restauro finanziato da Quinto Petronio Modesto.
Nel tardo Impero, lo spettatore poteva assistere anche agli spettacoli gladiatorii. È stata rinvenuta, infatti, un’epigrafe di un monumento sepolcrale, dedicato a due gladiatori, caduti durante uno spettacolo avvenuto nel teatro tergestino; si trattava del secutor Decoratus e del reziario Caeruleus.
Prosegue nel prossimo numero di Chartae Historiae.
Bibliografia
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